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SOLSTIZIO D’INVERNO: IL SIGNIFICATO PSICO(ASTRO)LOGICO

Dicembre è davvero un mese speciale, non solo perché è l’ultimo mese che chiude il ciclo dell’anno, ma anche perché è un tempo di preparazione spirituale che nella nostra cultura si chiama Avvento e ci accompagna ritualmente alla festa più importante dell’anno: il Natale.
Dal punto di vista astrologico dicembre è collegato al mese Sagittario, ponte di collegamento tra l’autunno e l’inverno, e all’Archetipo del Pontefice, simbolo di tutte le istanze relative allo Spirito e ai bisogni dell’Anima, ponte di collegamento tra la Terra e il Cielo, regno della luce, del calore, dell’illuminazione e della spiritualità.
Dicembre è quindi il mese della fede, della fiducia, insita nella psiche umana, di poter superare il periodo invernale, regno del buio e del freddo, e di ritrovare il collegamento con la luce del Sole.

A dicembre vediamo le giornate accorciarsi, la luce cedere il posto al buio ed il Sole diventare sempre più debole, scendere sempre più in basso all’orizzonte. Questo “morire” simbolico della luce solare chiamato Solstizio d’Inverno è sempre stato arricchito, nella storia dell’umanità di molteplici significati legati al rinnovamento ciclico della vita.
Domenica 22 dicembre, alle 5 e 19 del mattino, avremo il nostro Solstizio d’inverno in Italia e questo sarà il giorno più corto dell’anno (9 ore e 17 minuti), in cui assisteremo all’apice massimo di freddo e buio, che in molte tradizioni e religioni, viene celebrato come morte del Sole o di qualche suo rappresentante divino o semi-divino.

Il termine latino solstitium si traduce in italiano con “stallo del Sole” poiché prima di una vera e propria rinascita, ovvero un aumento dell’elevazione del Sole sull’orizzonte, c’è uno stallo di circa tre giorni, dopodiché ha luogo la sua “rinascita” il giorno 25 dicembre.
La festa legata al Solstizio d’inverno più popolare è il Natale, anche se storicamente la data di nascita di Gesù Cristo è sconosciuta, festa che nell’anno 354 fu fatta coincidere dai Romani con i Saturnali, le festività dedicate al dio Saturno, all’interno dei quali, in una data compresa tra il 21 e il 25 dicembre, si celebrava solennemente la rinascita del Sole, il Dies Natalis Solis Invicti, il giorno del Natale del Sole Invitto, dopo l’introduzione sotto l’Imperatore Aureliano, del culto del dio indo-iraniano Mithra.

La nascita di Mitra, divinità nata in una grotta, sopra una mangiatoia, era già celebrata dai persiani il 25 dicembre. D’altro canto anche gli assiri celebravano la nascita di Adone il 25 dicembre, come Tammuz a Babilonia. Questo giorno coincide anche con quella che è conosciuta come la “Nascita del bambino Horus” celebrata dagli egiziani, mentre i greci vi celebravano la nascita di Dioniso.
La tradizione romana della festa del “dies solis novi” affondava dunque le sue radici nel passato preistorico delle genti indoeuropee.

Rinascita è una parola che s’addice particolarmente al periodo solstiziale, ed infatti i nostri miti e le nostre tradizioni ci parlano indirettamente degli effetti sulla vita del Pianeta e sulla nostra psiche di questo particolare evento celeste.
È fondamentale infatti comprendere come tale rinascita solare rappresenti non solo il simbolo di una rigenerazione cosmica, in cui il Sole e la Luce sono associati all’idea d’immortalità dell’uomo, ma come operi sul piano umano la possibilità di una sua seconda nascita spirituale proprio nella notte del Solstizio d’inverno, la notte del buio totale, in cui è necessario mantenere accesa la fiamma della fede che al mattino, con l’alba, la luce tornerà trionfante.

Non possiamo dunque guardare al Solstizio d’Inverno senza includere l’intero arco di tempo Inverno/Estate/Inverno perché sarebbe limitativo: l’uno contiene in sé l’altro, come il principio contiene la fine e la fine contiene il principio.
La fine infatti è sempre l’inizio di qualcos’altro che, per la legge d’evoluzione, sarà un nuovo inizio, ma da un gradino più alto del precedente.
Il momento solstiziale invernale è l’evento fisico del passaggio dalle tenebre alla luce, il momento in cui il Sole pian piano riconquista la luce sulle tenebre, ma è anche il momento della morte simbolica che precede la coscienza di un risveglio interiore.

Se al nostro pianeta Terra occorre un anno per compiere l’intero suo ciclo di rinnovamento, all’essere umano occorrono ben più stagioni, ben più ri-nascite per completare il proprio percorso evolutivo.
Imitando il percorso del Sole ogni uomo inizia il suo viaggio di ricerca nel silenzio e nel buio più profondo e procede attraverso tappe che scandiscono il ritmo in cui si alterna la sua crescita con la sua trasformazione.
Dal punto di vista astrologico i due Solstizi (invernale ed estivo) formano l’asse Capricorno-Cancro, chiamati anche “Porta degli Dei” e “Porta degli uomini”: il momento più buio (Capricorno) é visto come fase di illuminazione e quello della massima luce (Cancro) é visto come fase di evoluzione.
Nell’antica Roma il dio Giano era il “Custode delle Porte” poiché la sua natura bifronte metteva in contatto due eventi temporali antitetici, passato e futuro, che in realtà rappresentano la contemporanea esistenza di due dimensioni diverse, di due diversi livelli di coscienza che vengono a contatto fra di loro.

La porta solstiziale diventa simbolicamente l’istante della “coincidenza degli opposti”, in cui il varco che si apre consente il passaggio in una dimensione diversa e superiore: non esiste più la separazione tra passato, presente e futuro, ma esistono solo cicli, cadenze e ritmi che governano il nostro sistema e tutto ciò che vi abita, con maggiore o minore coscienza.
Come il contadino che getta il seme nei campi, consapevole che la terra è oscura e fredda, ma anche che questa condizione favorirà la trasformazione del seme in spiga nel tempo giusto, allo stesso modo, possiamo guardare alla continuità della Vita ed assecondarla come la barca sul mare asseconda le onde, con la visione consapevole che il nostro seme, gettato nel silenzio e nel buio dell’inverno germoglierà nel tempo del trionfo della Luce.

di Lauretta dal Cin


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