L’INCARNAZIONE DELL’ARCHETIPO DELLA GRANDE MADRE
NEL TIPO TORO

Mentre nella fase Ariete l’essenza vitale si esprime a livello di potenzialità, come energia pura che spinge in modo istintuale e naturale verso la manifestazione, nella fase Toro assistiamo alla distinzione tra ciò che è possibile e ciò che è reale tramite l’incarnazione.
Le potenzialità spirituali dell’essere prendono posto nello strumento di cui esse dovranno servirsi: il corpo. Nessuno Spirito, infatti, può manifestarsi sulla Terra senza un involucro materico, così come nessun corpo, nessuna Forma, può dirsi viva se non è animata da una energia spirituale che la abita.

Il tipo Toro rappresenta dunque, nella modalità più pura e concentrata, l’energia della Terra primordiale, della Madre Terra e di chi questa funzione assolve a livello umano: la Madre. È lei la fonte e la causa essenziale del mantenimento della nuova vita appena venuta al mondo: il neo-nato ha assolutamente bisogno della protezione, dell’accudimento e del calore fisico del corpo materno per potersi sentire in un nido sicuro.

Possiamo riconoscere nel glifo della Costellazione Toro la rappresentazione dell’utero come fonte di vita, che può essere collegato con l’Uroboro Primordiale, uno dei più noti simboli che prefigurano l’Archetipo della Grande Madre, che agisce nella nostra psiche sia come ricordo dell’utero cosmico e della perduta unità col tutto, che come ricordo della primaria condizione umana dell’essere avvolto, nutrito e contenuto, cinto e stretto, protetto e imprigionato nell’utero materno.

Al momento della nascita il neonato si trova in una condizione paragonabile a quella dei nostri antenati, definita “partecipation mistique”, nella quale essi non percepivano alcuna differenza tra loro stessi, il loro corpo e la natura che li circondava e li inglobava, e dalla quale la loro vita dipendeva completamente.
Nel glifo che rappresenta la Costellazione Toro, oltre al simbolo che rappresenta il cerchio-utero, ”Origine della Vita”, ci sono le corna dell’animale, sotto le quali possiamo sostituire un’immagine molto più congrua a rappresentare l’aspetto nutritivo verso la nuova vita creata: quella della mucca, o ancor meglio, della “Vacca Sacra”.

La dea Hathor è stata una delle dee madri della civiltà umana, ed era rappresentata come Vacca Sacra, o Mucca Celeste, dalla quale tutte le cose sono nate e dalla quale tutto trova nutrimento.
Un ritorno alla lettura del significato originale di questo glifo ci conduce a restituire, dopo millenni di usurpazione da parte del maschile patriarcale, il valore primario e autentico posseduto dal femminile.


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