IL FILM DELLA SETTIMANA:
RICORDI?

RI-CONTATTA I TUOI PESCI INTERIORI
e VIAGGIA AVANTI E INDIETRO NEL (TUO) TEMPO.

IL FILM DELLA SETTIMANA: RIICORDI?
di VALERIO MIELI, ITALIA/FRANCIA 2018
Con: Luca Marinelli, Linda Caridi.
Durata: 106 minuti.
Uscita cinema: 21 marzo 2019.

“Ricordi?” è l’opera seconda di Valerio Mieli, che ci aveva conquistato alcuni anni fa col suo primo film “Dieci Inverni”. Questo è il rimprovero più grande che vogliamo fare a Mieli: averci fatto aspettare tutto questo tempo per godere nuovamente del suo lavoro. Mieli è, infatti, un regista del tutto anomalo nel panorama del cinema italiano: è un “vero” regista. Non considera l’oggetto film un prodotto audiovisivo uguale agli altri, ma ne cura con grande dedizione e attenzione ogni aspetto tecnico: i movimenti di macchina, la fotografia, il montaggio. L’aspetto immaginifico dei suoi film, in entrambi i casi di qualità più che buona, forse sovrasta la qualità della loro sceneggiatura, ma questo è un peccato che possiamo perdonargli. Trovare l’equilibrio perfetto tra forma e sostanza è, in realtà, impossibile e ogni grande autore (esclusi pochissimi Maestri indiscussi della settimana arte) finisce per prediligere uno dei due aspetti.
A noi sembra proprio che Mieli, almeno finora, abbia scelto di far prevalere la forma sulla sostanza e la cosa, a chi usa il cinema come strumento di terapia immaginativa junghiana, non può che fare un gran piacere. Forse influenzato dalla sua nascita “caduta” nel mese Aquario (che vede Nettuno come una delle sue energie costitutive) Mieli non ha potuto fare a meno di trasformarsi in un “outsider” del cinema italiano. Inoltre, lasciandosi ispirare dal suo Nettuno Interiore, ha portato nei suoi film la tematica del tempo. Non quella, però, del tempo Chronos, lineare, causale e consequenziale, ma del tempo Kairos, ellittico, circolare, spiraliforme, come il tempo “onirico” dell’inconscio e dell’anima.

In “Dieci Inverni” l’autore ha scelto di raccontarci lo sviluppo decennale di una storia d’amore dedicando dieci minuti di film a descrivere dieci incontri invernali dei due protagonisti. Lo spettatore veniva lasciato all’oscuro di tutto ciò che i due ragazzi avevano vissuto da un incontro all’altro. In questo modo, Mieli rendeva lo spettatore a sua volta regista del film, ma della parte non girata del film, che poteva, così, immaginare in modo del tutto soggettivo.

In “Ricordi?” il lavoro sul tempo Kairos, che in “astrologese” potremmo definire anche tempo Pesci, diventa ancora più radicale. Mentre la storia raccontata nel film è assolutamente semplice, l’incontro, l’innamoramento, l’amore e la fine di una coppia, il “come” ciò viene raccontato è del tutto non convenzionale. Mieli scegli di visualizzare questa storia d’amore rinunciando alla pretesa di aderire a un qualsivoglia principio di realtà oggettivo, cosa, per noi, quasi mai possibile in generale e del tutto impossibile quando si tratta di sentimenti. Opta, in alternativa, per un racconto filtrato dalla memoria emozionale, e quindi esclusivamente soggettiva, di ognuno dei due protagonisti.
Il film ci aiuta a ricordare quale sia la vera struttura della psiche, che molti di noi preferiscono dimenticare, trovando così consolatoria la pratica del giudizio massimalista rappresentata da frasi tipo: “Ho ragione io!”, “È sbagliato!” “Non è mai successo” “Non è vero!”. Per chi vive la propria adultità in un “recinto cognitivo” adatto alla mente di un bambino, queste sono frasi non solo possibili, ma necessarie: se “io” ho ragione, ne consegue che “tu” hai torto, se per me un tale evento non è successo, non è successo e basta. La verità esiste, è una e, (quasi) sempre, è la mia!
La psiche, secondo l’approccio junghiano, sembra funzionare in modo ben diverso. La memoria fattuale è una chimera che ci aiuta a orientarci (illusoriamente) nel labirinto della realtà ma l’unica memoria possibile è quella dell’anima, per sua natura emozionale, soggettiva e guidata dal tempo Kairos, dove passato, presente e futuro non esistono come piani temporali definiti e separati, ma si confondono l’uno nell’altro in un unicum spiraliforme.
Visto sotto questa prospettiva, il film è una vera e propria lezioni di psicologia: la storia d’amore tra i due protagonisti è raccontata esattamente così. In modo non lineare, non sequenziale e non narrativo, per suggestioni, ricordi dell’anima, sliding doors tutte ugualmente possibili. Il film chiede molto allo spettatore perché, come per la sua opera prima, Mieli ci obbliga e diventare suoi colleghi e a girare, insieme a lui, la nostra versione del film. Ci spinge a cogliere e a ricordarci ciò che la nostra anima vuole farci cogliere e ricordare, in quanto ogni spettatore non può che vedere il “suo” film, considerando che lo sta guardando coi “suoi” occhi. È chiaro che per permettere questo tipo di esperienza, Mieli abbia scritto una sceneggiatura non manichea, non massimalista e non “telefonata”, cosa che invece contraddistingue, purtroppo, la quasi totalità dei film italiani, che scelgono come pubblico potenziale, più chi si pone davanti allo schermo con lo scopo di spegnere che la mente, che chi lo fa per aprirla.
Anche se gli omaggi che Mieli fa ad altri autori non sono pochi, dal Terence Malick degli ultimi dieci anni all’Alain Resnais di “L’anno scorso a Marienbad”, vi invito con passione a sostenere questo film scegliendo di vederlo sul grande schermo, unico formato che può esprimere il suo pieno valore. Andando al cinema a vedere “Ricordi?” non solo sosteniamo il suo autore e il cinema italiano di qualità, ma diventiamo testimonianza attiva che un pubblico con la testa pensante ancora esista e sia “vivo e vegeto”.

STELLE INTERIORI RISVEGLIATE: 8/12 
di Danilo Talarico

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