IL FILM DELLA SETTIMANA:
MENOCCHIO

ILLUMINA IL TUO AQUARIO INTERIORE
e ESPRIMI LA BELLEZZA DELLA DISOBBEDIENZA

IL FILM DELLA SETTIMANA: MENOCCHIO
di ALBERTO FASULO, ITALIA 2018
Con: Marcello Martini, Maurizio Fanin.
Durata: 103 minuti.
Uscita cinema: 8 novembre 2018.

Domenico Scandella detto Menocchio è il mugnaio più famoso della storia italiana. E lo è diventato, semplicemente perché ha avuto il coraggio di non assorbire supinamente i condizionamenti che permeavano il suo humus socio-culturale di riferimento, compiendo per tutta la vita un atto profondamente peccaminoso (per gli altri): pensare con la propria testa.

Menocchio ha vissuto nella seconda metà del ‘500, morendo perché messo al rogo dalla Chiesa Cattolica, nel 1599. Il Tribunale della Santa Inquisizione rappresenta, infatti, quegli “altri” che non potevano accettare che questo mugnaio semianalfabeta, che sapeva a malapena leggere e scrivere, avesse una visione personale e lucidissima di temi sui quali le menti dei più grandi filosofi si erano spese, e continuavano a spendersi, per secoli: chi è Dio, qual è l’origine dell’Universo, qual è il significato della verginità di Maria, cosa vuol dire fare del bene, come può la Chiesa di Roma, con la sua opulenza, essere espressione della parola di Cristo.

Menocchio rappresenta in modo esemplare il tipo psicologico Aquario e l’ostracismo e l’emarginazione che egli subisce dalla maggioranza quando si permette di essere semplicemente se stesso: nutrire il processo insito in ogni essere umano di emergere dall’indistinto del collettivo per donare al collettivo stesso la propria individualità, unica, irripetibile e speciale. Menocchio fa questo esprimendo “per via naturale” l’archetipo dell’individuazione di cui è incarnazione. Per il tribunale dell’Inquisizione la cosa è inaccettabile. Questo è il punto che colpisce maggiormente del film e il regista Alberto Fasulo lo sottolinea molto: gli inquisitori non intendono condannare il mugnaio “illuminato” per le idee “eretiche” che professa, ma per il fatto di non confessare quale mente superiore lo ha istruito. Col suo diniego a farlo, ripetendo in modo ossessivo la frase “vengono dalla mia testa”, Menocchio, per loro, diventa colpevole due volte: perché eretico e perché bugiardo. Le menti degli Inquisitori, in quanto menti “condizionanti” sembrano incapaci di riconoscere che esista la possibilità di vivere senza condizionamenti, senza seguire le leggi di Mosè o di chiunque altro voglia decidere al mio posto, volendo sentirsi liberi di far bene e di sbagliare… da soli!

Il regista ci immerge in un ‘500 caravaggesco. Le immagini del film sono quadri, splendidamente illuminati da una luce che scava i volti dal buio in cui sono immersi, per farli poi nuovamente sprofondare in quel buio. La pellicola assume così i tratti astratti di un’opera d’arte in movimento e, con la sua ricercatezza estetica, è portata a colpire una parte elitaria di pubblico. Fasulo non fa nulla, infatti, per piacere a un pubblico più mainstreim: i tempi sono dilatatissimi, gli ambienti minimi, i dialoghi scarni e simbolici, la quasi totalità degli attori non professionisti. Pensando, però, che cosa sembra diventato oggi il cinema italiano, al cinefilo appassionato, che in cuor suo vorrebbe non dover assistere al sistematico suicidio della cinematografia nostrana per la sua cronica mancanza d’idee e di propensione al rischio, non può che venir da urlare: 10, 10, 1000 Menocchio!

STELLE INTERIORI RISVEGLIATE: 6/12 
di Danilo Talarico

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