IL NOSTRO FILM DA OSCAR:
LA FAVORITA

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IL NOSTRO FILM DA OSCAR: LA FAVORITA
di YORGOS LANTHIMOS, USA 2018
Con: Olivia Colman, Emma Stone, Rachel Weisz.
Durata: 120 minuti.
Uscita cinema: 24 gennaio 2019.

Il bravissimo regista greco Yorgos Lanthimos sbarca ad Hollywood e, pur consegnandoci un’opera più fruibile di quanto fatto in passato, non si allontana troppo dal tema saliente della sua poetica cinematografica: la rappresentazione della dis-umanità dell’umanità.
Da cinefili, non possiamo non rimanere ammirati davanti a ogni nuova produzione di Lanthimos per l’esibizione delle sue enormi capacità tecniche, che anche in questa occasione abbondano. Ciò che amiamo maggiormente di questo autore è, però, la sua capacità di fare “cultura” più che di fare cinema. In un’epoca di remake, sequel, supereroi e sceneggiature dove a regnare è solo lo stereotipo narrativo, Lanthimos sceglie di rappresentare l’archetipo e, proprio perché sceglie di andare oltre il “convenzionalmente” umano, permette ai suoi personaggi di diventare “oltre” uomini nietzschiani
e, per questo, universali. Il miracolo di trovarsi di fronte a un’opera in cui non vi è traccia di “buonismo”, ma odore di profonda “verità”, si ripete a ogni visione del suo lavoro, e “La Favorita” ne è l’ennesima dimostrazione.

Contravvenendo a una delle più importanti regole della perfetta sceneggiatura americana, che “deve” giocarsi sulla contrapposizione tra l’Eroe, il buono, e l’Anti-Eroe, il cattivo, in questo film le tre protagoniste sono tre anti-eroine che fanno a gara per vincere l’oscar in una sola categoria, quella della cattiveria. Quelle che possiamo, quindi, definire tre eroine del male, sono certamente delle venusiane: non hanno, infatti, bisogno di proiettare il loro maschile interiore su uomini di cui diventare vittime e usano, forse fin troppo bene, la loro potente volitività, per piegare chiunque si trasformi in un ostacolo al raggiungimento dei obiettivi, il più delle volte occultati sotto una grande capacità di recita, non solo cinematografica, ma sociale, altra grande competenza della funzione psicologica rappresentata da Venere.

Già solo questi aspetti basterebbero per rendere rivoluzionario il film di Lanthimos: nessun personaggio maschile protagonista, nessuna donna debole e vittima a fargli da spalla, ma tre donne forti, che agiscono in modo strategicamente spietato, non solo nei confronti degli uomini, ma anche tra di loro. Nell’opera del regista greco nessun eco del Mee Too, e di un proto-femminismo buonismo trova spazio. A guidare le azioni della regina Anna e delle due favorite vi è un’unica motivazione: il potere per il potere, la cattiveria come strategia operativa quotidiana e anche come gioco, come divertimento fine a se stesso. Attingendo evidentemente al loro potente Scorpione Interiore, gli sceneggiatori non provano alcun pudore nell’affermare che la cattiveria è molto più divertente della bontà, sia quando la si osserva da “buoni”spettatori bisognosi di catarsi, sia quando la si agisce, da personaggi cinematografici e da “Persone” junghiane.

Il film non ci è sembrato il migliore di Lanthimos e abbiamo certamente amato di più il precedente “Il Sacrificio del Cervo Sacro”. Allo stesso tempo, è quasi impossibile non rintracciare in alcuni dei momenti migliori del film, importanti riferimenti (vogliamo chiamarli “omaggi”?) a opere di Kubrick e Greenaway.
Seppur con questi limiti, all’interno della produzione americana del 2018 selezionata dall’Academy nelle nomination, “La Favorita” è il nostro assoluto… favorito. Con altissima probabilità, anche quest’anno, i membri dell’Academy confonderanno la serata degli Oscar con una convention politica buonista, nella quale lavare i panni sporchi delle proprie coscienze e della coscienza collettiva di un’America sempre più fascistoide e razzista. E premieranno film che, seppur di indubbie qualità tecniche (vedi “Roma” di Cuaron) permetteranno loro di portare sul palco del Kodak Theatre di Los Angeles lo spirito (finto)liberal che desiderano esibire al Mondo… almeno per una notte!
Noi ci auguriamo che se premi come gli Oscar devono continuare a esistere, lo facciano con la finalità di premiare autori e film scomodi, anti-conformisti e capaci di risvegliare le coscienze. E di solito questo non avviene quando ciò che viene servito è intriso di miele.
È anche vero che, ricordando che l’Academy non ha mai premiato un genio assoluto della settima arte come Stanley Kubrick, la cosa migliore è accettare il fatto che “l’Arte non abita più qui”. 

STELLE INTERIORI RISVEGLIATE: 10/12 
di Danilo Talarico

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