IL FILM DELLA SETTIMANA:
FUNERALOPOLIS

RI-CONTATTA IL TUO NETTUNO INTERIORE
e CONFRONTATI CON LE DIPENDENZE AFFIDANDOTI AL TUO IO

 

IL FILM DELLA SETTIMANA: FUNERALOPOLIS
di ALESSANDRO REDAELLI, ITALIA 2018
Con: Andrea Piva, Lorenzo Passera.
Durata: 94 minuti.
Uscita cinema: settembre 2018.

È rarissimo trovare nel cinema italiano un’operazione coraggiosa come quella che ci propone il regista Alessandro Redaelli, e già solo per questo la visione del film al cinema diventa un modo per sostenere attivamente proposte di questo tipo, augurandosi che ciò possa convincere i produttori del Bel Paese che non è proponendo l’ennesima commedia che si tiene in vita il cinema nostrano. Al contrario, lo si fa con produzioni come questa: originale, anarchica, shoccante.

Si, perché il documentario di Redaelli è tutto questo e molto di più. È un film che non concede nulla allo spettatore. Facendoci entrare nella quotidianità di due ragazzi della periferia milanese fatta di vuoto, musica e droga, ci immerge in un inferno che, forse sorprendentemente per qualcuno, in realtà si trova dietro l’angolo di casa nostra.

Il film rappresenta in modo esemplare gli effetti disfunzionali di chi, non potendo fare a meno di ri-contattare gli strati più profondi della propria psiche, lo fa con un IO troppo poco strutturato per permettergli di immergersi nei propri abissi arricchendosene e non venendone distrutto e annichilito. La storia vera di questi due ragazzi, “persi” in loro stessi, esprime benissimo la potenza del nostro Nettuno Interiore: la necessità che impone, a chi incarna una psiche dominata dalla sua energia, di essere “vuoto” per far spazio alla creatività più sublime e paradisiaca che emerge dell’inconscio, un vuoto che Nettuno crea, demandando però all’IO la competenza di gestirlo.

Grazie al film assistiamo in modo pienamente coinvolgente, e “sconvolgente”, a cosa succede quando, nella società senza “padri” di oggi, gli esseri umani col potenziale più “extraordinario”, nati per aiutare tutti noi a evolvere e a liberarci dalle catene dei condizionamenti e dell’ordinarietà, diventano vittime della loro stessa natura, non essendo stati sostenuti da esempi di vita (genitori, educatori, amici) in grado di fargliela amare.

La scelta del bianco e nero è uno degli elementi più belli del documentario e il regista la racconta così: “il bianco e nero riduce il compiacimento nel mostrare il sangue delle ferite provocate dalla droga, creando distacco e dando allo spettatore la possibilità di guardare all’evento con la consapevolezza che si tratta di eventi reali, ma narrati attraverso il filtro del racconto cinematografico”. Nelle parole del critico cinematografico Andrea Sorichetti troviamo la sintesi della forza rivoluzionaria del film, moderno “Christiane F. – Noi ragazzi dello Zoo di Berlino”, in versione italiana: “la camera non distoglie mai lo sguardo e mostra senza alcun filtro scene in cui Vash, Felce e i loro amici si iniettano eroina in casa, nel bagno di un treno o per strada, né tantomeno tenta di censurare le volgarità gratuite o le bestemmie. È proprio questa la forza di Funeralopolis: la sua estrema sincerità. Per girare un film così ci vuole coraggio, soprattutto perché il rischio che si corre confezionando un lavoro tanto distaccato ed oggettivo sulla droga e sulla periferia è quello di venire attaccati sul piano della morale, dato che a molti la mancanza di un giudizio quasi paternalistico sulla vicenda narrata potrebbe dare fastidio”.

STELLE INTERIORI RISVEGLIATE: 8/12 
di Danilo Talarico

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