IL FILM DELLA SETTIMANA:
COLETTE

ILLUMINA IL TUO AQUARIO INTERIORE
e SII ORGOGLIOSO DELLA TUA DIVERSITÀ

IL FILM DELLA SETTIMANA: COLETTE
di WASH WESTMORELAND, UK 2018
Con: Keira Knigtley, Dominic West.
Durata: 111 minuti.
Uscita cinema: 6 dicembre 2018.

L’opera di Wash Westmoreland racconta la storia di Colette, grandissima scrittrice e attrice teatrale, una delle figure di spicco della società francese della prima metà del secolo scorso, insignita delle più importanti onorificenze accademiche e prima donna nella storia della Repubblica francese a ricevere funerali di stato.

Il film, però, non parla di questo, ma ci racconta il viaggio eroico che la nostra eroina compie per dare alla luce se stessa, un Aquario illuminato. Nella storia, pochi altri nati nel mese Aquario (Colette nacque il 28 gennaio 1873) sono riusciti a rappresentare meglio di lei le sfide che questo tipo psicologico deve affrontare e superare per diventare se stesso. I tanti obiettivi di questo tipo di personalità possono essere riassunti in uno slogan semplicissimo che, in effetti, è stato quello a cui Colette si è ispirata per tutta la sua vita adulta: essere orgogliosa della propria diversità.

Anche se, in effetti, Colette fa della sua sessualità un palcoscenico importantissimo del suo viaggio verso l’individuazione, sarebbe fuorviante sovrapporre il concetto di diversità con quello di omosessualità. Oltre a essere fuori luogo in generale, lo è in modo assoluto nel caso di Colette. La nostra eroina, infatti, non è né omosessuale né eterosessuale. Al contrario, ha il coraggio di conquistare ciò che tutti dovremmo ottenere: la libertà di essere ciò che vuole essere, libera dalle costrizioni, sia della sua famiglia d’origine sia dell’humus socio-culturale del suo milieu d’appartenenza.

Si, perché Sidonie-Gabrielle Colette, questo il suo nome prima che lei lo semplificasse in Colette, come quasi tutti gli uomini e le donne che devono illuminare il loro Prometeo Interiore, nasce da una famiglia Toro, profondamente radicata nelle convenzioni della provincia francese di fine ottocento, convenzioni ancora più rigide per chi, solo per il fatto di esser nata donna, avrebbe visto la sua vita inequivocabilmente costretta dentro pochissimi “futuri” possibili. Colette a soli vent’anni, come tante sue coetanee, di allora e di oggi, non vede altro modo per liberarsi dalle costrizioni della famiglia d’origine che il matrimonio.

Suo marito, Willy per gli amici, è quello che oggi potremmo definire come uno dei primi esperti di marketing letterario della storia. Vende in ogni modo possibile la sua reputazione di uomo di mondo e, incapace di scrivere una sola riga davvero interessante, crea la sua fama grazie a uno stuolo di ghost writers ante-litteram che scrivono su commissione opere letterarie che poi lui firmerà come sue. Stessa sorte capiterà a Colette che si vede costretta dal marito a essere la sua “scrittrice fantasma”, in una fase della loro vita nella quale i soldi scarseggiano anche per pagare i suoi autori.

Quello che avrebbe potuto trasformarsi in una collusione sado-masochistica eterna, condizione che, purtroppo, troppe donne permettono ai loro partner di creare e dalla quale non fuoriescono per tutta la vita, si trasforma, al contrario, per Colette, in una crisi profondamente trasformatrice, che le permette di rinascere finalmente forte e consapevole del suo talento e della sua identità.
Il film, pur non essendo registicamente eccezionale e seguendo una sceneggiatura che non disdegna la convenzione narrativa, raggiunge lo scopo di farci innamorare della sua protagonista. Una donna capace di affermare al mondo, senza il bisogno di proteggersi dietro a femminismi fintamente rivoluzionari, “la mia vita è mia e me la gestisco io!”
 

STELLE INTERIORI RISVEGLIATE: 6/12 
di Danilo Talarico

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