Aura-Soma® & Cromoterapia
IL SUONO BLU DELLA CREAZIONE

“Prima dell’inizio, tutto era tenebra ed era vuoto.
Nella sua infinita quiete, la tenebra ricadde su se stessa.
E nel suo vuoto seppe di essere sola”
(Anodea Judith)

 

 

Il quinto chakra si chiama Visuddha, è localizzato nell’area tra le spalle e i lobi delle orecchie. È conosciuto come il chakra della gola e in sanscrito significa purificazione. Il suo colore è il blu in tutte le sue sfumature dall’azzurro cielo al blu notte, il suo elemento è l’etere e la sua funzione è la comunicazione attraverso il suono, le frequenze e le parole. Visuddha è il primo dei tre chakra superiori; immaginando di essere viandanti sul cammino della vita, attivando il quinto chakra potremmo dire di iniziare a vedere finalmente la luce del cielo. E infatti la nostra gola si colora proprio del colore del cielo, il blu tenue o azzurro, che è il primo colore tra i primari, quello che insieme al giallo origina il rosso. Il blu è il soffio vitale, l’alito divino che dona forma all’universo infinito. È l’inizio di cui parla Anodea Judith nella citazione che apre l’articolo, è l’inizio di cui parla Giovanni nel Vangelo: “In principio era il Verbo” (Gv. 1,1). Con poche parole Giovanni ci mette di fronte al mistero della preesistenza divina degli uomini. Noi siamo espressione della parola di Dio (il Verbo) e della sua volontà di darci forma (Vita) attraverso il suo suono creatore. La materia inanimata (la tenebra) si anima con un suono, l’Om, che si diffonde nel vuoto e lo riempie facendolo vibrare con un ritmo. Questo fa il suono, la musica, la parola: crea un ritmo che anima e fa vibrare ciò che incontra grazie al principio della risonanza. Crea un’armonia, un’unione vibratoria, crea la vita. All’inizio di quest’anno ebbi l’onore di assistere al congresso Frequencies, tenutosi a Trieste, che per la prima volta riuniva in Italia i massimi esperti di frequenze a livello mondiale, e tra i tanti interventi, quello più illuminante per me fu l’intervento del prof. Carlo Ventura, direttore del laboratorio di Biologia Molecolare dell’Università di Bologna, che non solo ci fece ascoltare il suono delle cellule ma ci spiegò anche che le ricerche scientifiche più recenti avevano finalmente dimostrato che le nostre cellule comunicano tra loro attraverso delle frequenze vibratorie, che percepibili all’orecchio umano diventano suoni. E imponendo delle frequenze specifiche alle cellule staminali (cellule che possono trasformarsi in un qualsiasi tessuto del nostro corpo) è stato possibile guidarne la differenziazione e non solo, è stato possibile creare il tessuto cardiaco e addirittura farlo battere, cosa mai riuscita prima. Il nostro cuore pulsa grazie a una specifica frequenza sonora, il suono è vita!

È nel quinto chakra che ciascuno di noi genera il suo suono personale e grazie alle parole, che sono l’espressione della nostra unicità, crea un ritmo che fa da terreno a tutto ciò che sperimentiamo. Dal vagito del neonato appena giunto alla vita, alla nona sinfonia di Beethoven, siamo immersi in una rete di comunicazione. Comunicare è proprio una delle funzioni della gola. Al quinto chakra sono connesse la tiroide e le paratiroidi, che hanno grande importanza nel nostro sistema endocrino. Tutte la malattie che colpiscono queste ghiandole originano da una mancata espressione di se stessi. Tutti i principi vitali si basano sulla comunicazione, ovvero sulla trasmissione delle informazioni: il DNA trasmette le informazioni genetiche che devono essere replicate correttamente per generare nuove cellule. La comunicazione richiede la capacità di ascoltare attentamente e di saper esprimere e codificare dei simboli in parole o suoni: il chakra della gola è il centro che controlla e riceve tutti questi processi ed è il centro dove la coscienza inizia a svilupparsi e dove iniziamo a interagire con gli altri visto che l’atto della comunicazione richiede che qualcuno ascolti e riceva ciò che esprimiamo. Visuddha dunque ci proietta nel mondo, ci apre agli altri. “La comunicazione è un modo di espandere noi stessi al di là dei limiti ordinari”, così scrive Anodea Judith nel libro “Chakras ruote di vita”.

Comunicando rendiamo accessibili a tutti le informazioni contenute in noi, creiamo un ponte tra noi e gli altri che espande la coscienza di tutti. Dare un nome significa definire, chiarire, strutturare i nostri pensieri che da astratti diventano reali. La comunicazione dunque crea la nostra realtà e getta le basi per il nostro futuro: questo è il grande potere delle parole. Il verbo crea. Noi siamo ciò che pensiamo e ciò che comunichiamo. Per questo motivo Visuddha è legato alla purificazione: per accedere e attivare il quinto chakra, il corpo necessita di un certo grado di purificazione perché gli aspetti più sottili dei chakra superiori richiedono un certo grado di sensitività. Il suono in sé ha un forte potere purificante grazie alla sua azione diretta sulla struttura cellulare della materia e ha il potere di armonizzare le dissonanze. È il chakra che ci collega con il cielo, con il mondo dello spirito, infatti tra le parole chiave del colore blu troviamo proprio cielo, silenzio, divino e fiducia. Il blu del quinto chakra è strettamente connesso a un senso di profonda calma e pace che possiamo sperimentare quando siamo totalmente in fiducia verso la vita. Ecco la vera parola chiave del blu e del quinto chakra: FIDUCIA. È un tema che personalmente mi scuote da tempo: lo confesso… mi manca il blu. Ho perso la fiducia. E’ stato molto difficile scrivere questo articolo, finché non ho ritrovato la fiducia, e non solo in me stessa, aspetto giallo, legato al terzo chakra: quando siamo all’addiaccio nella notte più buia, senza luna e senza stelle, quella che viene chiamata “la lunga notte dell’anima” non c’è fiducia in se stessi che regga. Ti senti solo nella vastità dell’universo, scollegato da tutto e da tutti, hai paura, freddo e sei disperato: come nel blues, guarda caso un genere musicale, che oltretutto amo. Blues è melanconia, uno stato d’animo non esplosivo, ma strisciante, che resta sotterraneo dentro di noi togliendo un po’ di colore e di calore a tutto ciò che ci circonda. Così mi sono sentita io per molto tempo. Ma poi ho iniziato a pensare di scrivere questo articolo e inevitabilmente ho iniziato a pensare al blu, alla mia melanconia interiore, alla solitudine che ho sempre sentito potente dentro di me. Blocco.

Il blu, fateci caso, sottilmente blocca, perché ti dice cosa devi fare (nei cartelli stradali indica l’obbligo e lo ritroviamo solo sulle forme circolari). Non impone di fermarti o di rallentare e porre attenzione, non ti allerta. Semplicemente ti direziona, ti obbliga a svoltare a destra piuttosto che andare dritto. Impone un ordine. Un ordine non solo inteso come obbligazione, ma soprattutto inteso come un ordine superiore. È un semplice “si fa così”. Cos’è quest’ordine superiore a cui faccio fatica ad arrendermi? È il riconoscere la mia origine divina, il sapere intimamente che sono stata creata dal soffio blu della volontà superiore, è sapere che anche quando sono persa nella buia notte dell’anima che mi ottenebra, in realtà non sono separata dal creatore, che è padre e madre al tempo stesso. Nell’iconografia cristiana la Madonna è sempre velata di azzurro. Il blu è un colore sia maschile che femminile, è il nutrimento del cielo, attraverso l’ossigeno che ci rende possibile respirare, attraverso il prana ovvero l’energia cosmica che grazie ai chakra può nutrire il nostro corpo fisico. È il nutrimento del mare, dell’acqua che è espressione terrena del divino, è l’acqua che contiene ossigeno: due elementi indispensabili alla vita terrestre. È la fiducia di essere amati e amabili per ciò che siamo, di poter esprimere esattamente quello che siamo e, attraverso le nostre parole, contribuire ad innalzare la coscienza collettiva; è la fiducia che abbiamo sempre due genitori cosmici che ci supportano, ci nutrono, ci amano, è la certezza di non essere orfani e di non essere mai abbandonati, è sapere che ogni cosa che accade nella nostra vita, accade per il nostro massimo bene. Quando chiniamo la testa davanti a questa evidenza scompare ogni paura e ogni agitazione e possiamo sperimentare la quiete e la pace del blu che vive dentro di noi, e mettendoci in ascolto, possiamo ascoltare il silenzio della sua vastità.


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