Alchimia del cuore
SCIOGLI I TUOI BLOCCHI INTERIORI

Ci sono momenti della vita in cui tutto ciò che vogliamo realizzare, sembra bloccarsi.
Nulla sembra funzionare, qualsiasi cosa tocchiamo s’impenna, s’imbizzarrisce come un cavallo indomabile e noi otteniamo l’effetto di un Re Mida al contrario: ci si rompono le cose, il PC non risponde, siamo impediti nell’agire e nel procedere.
La prima reazione è di iniziare inconsapevolmente una lotta ostinata contro un mostro invisibile. Le nostre energie si depauperano, vorremmo poter prendere una pausa ma le contingenze esterne e le nostre regole interiori sembrano essere più forti e incalzanti e siamo presi da un conflitto lacerante tra l’insistere e il lasciar andare.

Soprattutto per i liberi professionisti, che fondano il loro sostentamento sulla propria attività autonoma e non possono contare su uno stipendio fisso alla fine del mese, questi momenti possono davvero tramutarsi in crisi gravi in cui ci si sente perseguitati da una forza aberrante e ingiusta. Quando siamo molto identificati nel malessere, siamo anche meno presenti e agganciamo, di volta in volta, questo senso di ostacolo alle circostanze esterne e alle relazioni, riversando su oggetti e persone la nostra frustrazione, senso d’impotenza, rabbia ecc. Se continuiamo a fare così, peggioriamo le cose, cominciamo a perdere la capacità di rilassarci e presto anche il sonno ne risente. Così può avvenire che alla situazione già difficile si aggiunga, magari, anche una brutta notizia o qualche altra disavventura.

L’amaro detto “le disgrazie non vengono mai sole” sembra beffardamente echeggiare sopra di noi come nel bellissimo film di Jaco Van Dormael, “Dio esiste e Vive a Bruxelles”, in cui un malefico Dio crea delle leggi per far cadere le fette biscottate sempre dal lato della marmellata… cosa sta succedendo davvero?
Avete presente quando una mosca sbatte disperatamente contro il vetro della finestra, senza riuscire a trovare l’uscita? Il più delle volte rifiuterà qualsiasi intervento, anche benevolo, che vuole instradarla verso l’obiettivo che lei stessa ha. Perché? Mi direte che una mosca è stupida, ha paura, non si fida, è limitata e per quanti occhi abbia non è in grado di vedere la finestra nella sua interezza, i confini tra il dentro e il fuori. Tutto vero… e noi? Accecati dalle nostre emozioni, anche noi ci comportiamo come una mosca, continuando a ostinarci nella stessa direzione, senza vedere cosa c’è dietro o introno a questo blocco trasparente: il vetro. In quel momento, in noi sta agendo la “memoria della mosca”, diffidente, impaurita, limitata.

Se invece riusciamo a fermarci, a respirare e a chiederci che cosa stia succedendo, entriamo in una prospettiva più ampia, in cui riconosciamo con umiltà che la vita è intelligente, più vasta e saggia di noi e per questo possiamo fidarci.
Un musicista e percussionista andino di fama internazionale, che ho avuto il piacere di conoscere personalmente, ha annullato una registrazione in un’importante casa discografica tedesca perché, dopo la terza volta che la corda del suo strumento si è spezzata, lui ha compreso che quel giorno il suo strumento non voleva suonare.

Potete immaginare cosa abbia suscitato negli studi tedeschi, quella sua presa di posizione. Eppure Luis Agudo suona tuttora e tiene concerti ovunque. Non è andato in rovina. Ha mandato in fumo una registrazione proprio per essere più fedele al suo scopo di vita. La vita gli stava comunicando che forse quel lancio discografico non era la cosa più giusta per lui e lui ha avuto il coraggio di rispettare lo spirito in sé che gli parlava attraverso lo strumento. Un grande insegnamento di ascolto, di sensibilità e di coraggio!
La vita è intelligente e parla a tutti, direttamente attraverso l’intuizione, se siamo in ascolto diretto, oppure attraverso qualunque strumento stiamo usando in quel momento.

Se reagiamo a ciò che ci accade con rabbia o depressione è perché, nella nostra visione istintiva e inconscia, siamo nella “mentalità mosca”, in cui ciò che accade, non è interpretato dal punto di vista del creatore di realtà (quali noi siamo), ma dal punto di vista della creatura, vittima di una forza maligna che la sta punendo ingiustamente. Così, la disfunzione è vista come il segno evidente di una vita sbagliata e crudele di cui siamo vittime. Oppure è colpa degli altri. La lista di persone sulle quali possiamo proiettare il nostro malessere si allunga, barricandoci in una corazza di solitudine e amarezza in cui perdiamo il senso dell’amicizia e nutriamo il sospetto. Quando poi approfondiamo il pensiero, senza però cambiare la prospettiva, gli sbagliati diventiamo noi. Siamo noi i cattivi, gli stupidi e gli inadeguati. Siamo noi gli indegni, quelli di cui non fidarsi perché sbagliamo in continuazione e il nostro intuito non funziona, le nostre risorse sono fasulle. Dando credito a simili pensieri nutriamo una spirale discendente che può farci precipitare davvero in una vita complicata e piena di disgrazie. Come in un altro esilarante film “Una settimana da Dio” di Tom Shadyac, siamo il Jim Carrey della situazione che si ostinano a non cambiare prospettiva mentre i messaggi di fermarci sono chiarissimi.

Quando tutto si blocca la cosa più saggia da fare è, infatti, fermarsi, respirare e restare in ascolto sincero.
Può darsi che per molti di noi, proprio fermarsi sia la sfida più dura, dal momento che uno dei principali fattori di stress, in momenti simili, è proprio il tempo. Sembra, infatti, che il tempo precipiti, che tutte le scadenze s’infittiscano e che l’ultima cosa da fare sia fermarsi perché siamo con l’acqua alla gola.

Se proviamo tutte, o buona parte di queste sensazioni fermiamoci e cominciamo a respirare. il più delle volte noteremo che abbiamo un respiro corto, indice di stress, che potrebbe candidarci a un attacco di panico. Se non lo desideriamo, cominciamo a portare il respiro in basso, gonfiando il ventre come un palloncino ogni volta che inspiriamo e sgonfiandolo ogni volta che espiriamo. Solo con questo piccolo accorgimento possiamo sentire un sollievo, come una sorta di distensione all’altezza dello stomaco: è il diaframma che si sta muovendo riprendendo la sua funzione di passaggio a livello energetico. Il sollievo, infatti, non è un effetto puramente meccanico. Quando il respiro è lungo, riempie tutti i polmoni, la cui parte finale appoggia sul diaframma e che, liberandosi spinge i visceri in fuori, gonfiando il ventre. Questo permette un’ossigenazione completa di tutto il corpo e soprattutto del cuore che svolge una doppia funzione: a livello fisico distribuisce capillarmente sangue e ossigeno a tutto il corpo, facilitando la respirazione cellulare; a livello energetico funge da “trasformatore a cristalli liquidi delle emozioni” (come direbbe Dan Winter).

Ogni volta che respiriamo profondamente, il diaframma si abbassa permettendo all’energia viscerale di affluire al cuore per essere trasformata. Quest’energia è carica di emozioni che, se sono state represse a lungo, possono essere come un fiume improvviso che arriva al cuore costringendolo ad aumentare repentinamente la propria attività. Per questa ragione il cuore inizia a battere velocemente. Niente paura! Sì, La tachicardia indica l’accelerazione del battito cardiaco, con aumento della frequenza dei battiti cardiaci e pulsazioni sopra i 100 battiti al minuto, a riposo. È la conseguenza di ciò che abbiamo trattenuto o represso in precedenza. Se anziché abbandonarci al panico, continuiamo a respirare, restando in osservazione di questa corrente che ci attraversa, in pochi minuti la crisi passerà. Questo non è un consiglio medico, è un consiglio tratto da una semplice esperienza umana! Certo questo è un caso estremo, conseguenza di un’ostinazione prolungata. L’ideale è fermarsi prima, respirare e chiedersi: “qual è il messaggio?”, “cosa vuoi farmi capire?”

Se riusciamo a fermarci e a porci queste domande, scopriremo che la vita, nella sua immensa intelligenza e sensibilità, vuole semplicemente indicarci una nuova via, forse perché quella che stiamo vivendo non è più utile alla nostra evoluzione.

Per questo cambio di visione occorre essere aperti a considerare la vita come benevola, più ampia e intelligente di noi, soprattutto in quel limitato momento d’identificazione con lo stress. C’è sempre un messaggio, quando ci mettiamo in ascolto sincero e il malefico dio nero, alla fine cadrà sotto il peso delle sue stesse perfide leggi, per lasciare il posto a una benevola divinità, realmente madre, realmente accogliente.

La vita è una corrente di coscienze che rispecchiano il flusso del nostro pensiero, vuole cooperare con la nostra incredibile forza creativa, ma finché noi stessi non la riconosciamo in noi, non sapremo cogliere ciò che ci accade come un lago in cui specchiarci. Quando ci specchiamo, consapevolmente, abbiamo l’opportunità di notare tante cose che non vedevamo prima e di rimetterci a posto.

Termino con un aneddoto che ho riportato nel mio libro “Dei In-consapevoli”. In questo libro tratto del potenziale umano dal punto di vista energetico e quindi anche dei due diversi movimenti energetici del maschile e del femminile:
Inizialmente, avevo rappresentato il movimento del maschile con delle frecce.
Durante la prima edizione del libro, presso la SSSrecord, Diego di Caro si occupava del cd da allegare al libro e io portavo in alta definizione le immagini, usando un programma grafico professionale. Quando arrivai alla figura 9 (del movimento energetico maschile), cercai nel programma lo strumento ‘freccia’ ma ogni volta, la freccia si trasformava in una candela. Riprovai più volte senza risultati e chiesi aiuto a Diego che, come esperto, cominciò a darmi consigli, poi a provare di persona e dopo circa venti minuti, si arrese stupito.

Sapendo che questo libro è fortemente ispirato da coscienze molto elevate, mi fermai un attimo, chiusi gli occhi e mi raccolsi sotto lo sguardo un po’ perplesso di Diego. Chiesi dentro di me quale fosse il messaggio… subito dopo uno squarcio nella mia coscienza: “Finché percepisci il maschile come arma, il femminile non può essere che un tirassegno!
Immediatamente lo comunicai a Diego e decidemmo di adottare la candela come espressione del movimento maschile. Cliccai sul pulsante ‘freccia’ convinta che sarebbe diventata una candela e… scoppiai in una fragorosa risata: era riapparsa una freccia! Lo strumento ‘freccia’ si era rimesso a posto, come a conferma che l’insegnamento era stato colto. Provo sempre grande meraviglia e gratitudine quando ricevo messaggi così chiari e precisi. Sono convinta che se ognuno di noi, fosse abituato fin da piccolo, a mettersi più in ascolto, potrebbe trarre dalla vita preziose indicazioni con implicazioni davvero profonde e proficue per tutta la società.


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