Alchimia del cuore
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Fidarci della guida nostro intuito a volte implica passare una prova: può essere affrontare un’impresa in ambito naturale, la paura di un cane o una bestia, oppure passare nello stretto tunnel di quello che a noi sembra il vaglio da parte della logica comune, dell’ordine costituito, del sistema che non comprende, o peggio dei nostri cari che, sul punto di spiccare il volo verso una scelta evolutiva, sembrano incarnare i valori contrari. Può capitare di sentirci impauriti o braccati, coltivando una visione di paura, separazione, vittimismo o contrasto. Eppure solo quello che consideriamo vero in noi, diventa reale. È quindi importante vegliare sui nostri pensieri e sulle cascate di emozioni e immagini che scatenano, riuscire a osservare questo film come spettatore, amare e benedire tutto quello che ci viene incontro come ostacolo e abbracciarlo come una nostra creazione, compreso il fastidio che ci crea. Questa capacità di risolvere a livello interiore quello che sembra essere causato da fuori, è la chiave più preziosa per una reale rivoluzione della coscienza che ci permette di andare ai principi della sofferenza e trovare fonti di risorse inaspettate.

Fino a quando ne parliamo, siamo nel regno dell’intelletto, la parte conscia con la quale possiamo dialogare, razionalizzando i sentimenti più travolgenti e trovando una collocazione ai nostri conflitti. Altro è trovarsi a diretto contatto con l’esperienza e mediare con le forze che si agitano nell’inconscio che ci chiedono attenzione.

Quando non sono nell’urgenza, mi prendo del tempo per progettare un’azione che voglio intraprendere. Scelgo di stare un po’ in ascolto di me stessa, a respirare, a sentire che sensazioni mi suscita l’idea dell’impresa che voglio intraprendere ed esamino anche i sogni.

Se sogno topi (pensieri negativi) o scorpioni (minaccia di morte, cattiveria, rancore) che m’inseguono o figure che mi spaventano o situazioni di difficoltà, so che ho delle paure ancora irrisolte e che presto si manifesterà fuori quello che ho temuto nel sogno… Sto innanzi tutto ad ascoltare come ho reagito nel sogno, con che emozioni mi sono svegliata, poiché sono d’accordo con il principio secondo cui, quello che sentiamo e che crediamo vero diventa realtà. So che la paura, che spesso si esprime anche attraverso un dolore fisico, mi rivela che è il momento di impegnarmi ad avere fiducia, rafforzando l’amore per me stessa nel mio insieme, anche per quelle “parti ombra” che faccio fatica ad accettare. Da sveglia faccio una bella meditazione per tranquillizzare le mie parti in tumulto ed osservarmi.

So che, poiché una realtà inconscia si è manifestata, se non si è risolta in fase onirica, perché il sogno non si è concluso bene, potrei presto essere messa di fronte ad una prova. Potrebbe essere un diverbio, una situazione in cui mi sento fraintesa o messa in dubbio e devo far comprendere e far valere il mio valore; qualcosa di collegato al mio sentire e ai miei eventuali sogni. So bene che, se neanch’io credo nell’intuito che mi ha messo su una certa strada e do spazio alla paura, anziché all’amore, sarà difficile completare l’opera della mia anima.

Siamo qui, tutti, per evolvere e ognuno di noi, dando retta all’impulso evolutivo che si esprime attraverso l’intuito e i sogni, contribuisce alla maturazione di tutta la collettività, anche quando ci sembra di dover mettere in discussione i valori che al momento incarna la collettività stessa. Un gruppo (che sia una famiglia, un’istituzione, una nazione ecc.) è un insieme di singoli che si riconoscono in una certa visione. Più questa visione è inclusiva e amorevole, più quel dato gruppo avanzerà verso l’armonia e l’evoluzione di tutta la specie.

In quest’ottica, quindi, al fine dell’evoluzione nostra e di tutta la collettività, ognuno di noi sarà messo di fronte ad un bivio in cui può scegliere se nutrire il conflitto, la difesa e il litigio oppure il coraggio, la fiducia, l’amore e l’autenticità di scambio. Se riusciamo a vedere nell’altro che contrasta e addirittura che minaccia, il maestro che ci da l’opportunità di crescere, possiamo vedere che lo scorpione in noi è esattamente questo timore. Rivolgendoci al timore e dichiarandogli il nostro amore, presto anche in sogno, lo vedremo sciogliersi per trasformarsi in un animale più benevolo, magari un uccello dalle grandi ali, sul quale montare per il nostro volo, e così avverrà nella realtà. Nella discussione, che sta precipitando verso un conflitto, potremo vedere un’opportunità di unione ad un livello più profondo, andando oltre e, buttando il cuore oltre la barricata, saremo in grado di aprire brecce impensabili, nei nostri rapporti e nella nostra vita. Dietro un ruolo, una divisa, una funzione, c’è sempre l’essere umano.

La prova del coraggio.

Un’antica storia racconta che un monaco e un guerriero erano stati messi di fronte ad una prova tremenda per dimostrare il loro coraggio. Dovevano entrare nella gabbia di una tigre feroce, completamente disarmati ed uscirne vivi.

Il guerriero entrò nella gabbia, respirò profondamente e si avvicinò alla fiera che stava sonnecchiando. Sentiva la paura salirgli lungo la schiena ma lui scelse il coraggio: si avvicinò ancora un po’ fino a sentirne il fiato e rimase a respirare con la belva che, riconoscendo la sua autorità, non si mosse. Piano piano il guerriero si ritirò, camminando all’indietro passo dopo passo, verso la porta della gabbia, senza mai staccare gli occhi dalla tigre.

La prova del coraggio e della fiducia.

Fu la volta del monaco. Entrò nella gabbia piano e si avvicinò con passo leggero. Quando fu vicino abbastanza da sentirne il fiato si leccò le mani e le offrì alla tigre, la quale riconobbe un suo simile nel monaco e gli leccò benevolmente le mani, come avrebbe fatto con un suo cucciolo. Il monaco respirò profondamente, voltò le spalle alla tigre e uscì piano dalla gabbia, come se fosse uscito dalla casa di un amico.

Racconti simili si trovano in culture molto diverse, e provengono un po’ da tutti i paesi. Anche noi, qui in Italia, abbiamo la storia di come San Francesco addomesticò un lupo.

Che cosa addomestichiamo davvero quando attraversiamo una paura con coraggio e con fiducia? Secondo la visione interiore, addomestichiamo la nostra stessa paura, la parte di noi che ci mette di fronte al blocco per permetterci di evolvere, rimanendo fedeli al nostro intento e nella fiducia della bontà ultima del Tutto, di cui facciamo parte anche noi.

Tante volte peggioriamo le cose con la nostra paura, la nostra ansia e preoccupazione, adottando la violenza per ristabilire la pace, farci rispettare o obbedire. Il punto è che l’attacco violento è proprio l’espressione della paura e diventa un linguaggio inconscio per l’interlocutore che contatta la propria paura, reagendo a sua volta o con un contrattacco, o con la paralisi o la fuga. Così facendo non risolviamo veramente la situazione.

Ecco perché tutti i cammini evolutivi concordano innanzi tutto sul restare calmi e padroni del proprio respiro. In qualunque situazione ci troviamo, scegliendo calma interiore, ascolto, coraggio e fiducia, staremo imboccando la via evolutiva.

Anni fa feci un pellegrinaggio personale lungo il sentiero che costeggiava un’isola europea. Ero sola, senza tenda né sacco-pelo e avrei dormito all’aperto, accompagnata da un libro (Un Corso in Miracoli) e pochi viveri. Quella era per me una prova di coraggio e fiducia. Camminavo sia di giorno che di notte, seguendo il ritmo del mio cuore e il mio sentire. Una sera arrivai in una cala circondata da un bosco e dove la costa si alzava subito dietro il sentiero e la spiaggia in una sorta di anfiteatro verde. Il mare era calmo, il cielo stellato e tutto mi trasmetteva un senso di perfezione. Decisi di passare la notte lì e mi misi in meditazione. Dopo qualche tempo sentii dei rumori e dei versi strani provenire dal bosco alle mie spalle. Una paura mi corse lungo la spina dorsale. Dal verso indovinavo che potesse essere un cinghiale. Guardai la candela che avevo acceso per la meditazione, respirai piano e ricordai alla mia paura che potevamo scegliere la fiducia e il coraggio. Un’immensa calma mi colse. Un impulso mi disse “alzati” e quando lo feci ebbi la percezione di essere alta tre metri. Mi voltai verso il bosco in direzione dei versi che si avvicinavano sempre di più e dissi ad alta voce: “Qualunque cosa tu sia ti amo”… Il verso s’interruppe un attimo, poi i rumori si affievolirono e la bestia, che non vedevo per il buio, sembrò allontanarsi. Mi voltai nuovamente verso il mare e la candela, dando le spalle al rumore che si allontanava e continuai a meditare. Nel ventre mi si aprì un calore immenso che mi fece sentire protetta e nutrita, ristorandomi per tutta la notte. Dormii in quella spiaggia e il mattino dopo ripresi il viaggio. Ero così tranquilla e centrata che mi dimenticai perfino di controllare se c’erano tracce. Semplicemente me ne andai.

Per ognuno di noi le prove possono essere di varia natura, ma in qualunque situazione, che sia in un contesto naturale o sociale, possiamo vedere come centratura, amore, coraggio e fiducia siano elementi fondamentali per superare le nostre prove, crescere personalmente e contribuire così alla crescita dell’intera collettività.


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