Alchimia del cuore
LE GEOMETRIE DELL’AMORE

“Perché la geometria è spesso descritta come fredda e arida? La ragione è perché è incapace di descrivere la forma di una nuvola, di una montagna, di una costa o di un albero. Le nuvole non sono sfere, le montagne non sono coni, le coste non sono cerchi, e la corteccia non è liscia, né il lampo viaggia in linea retta.” (Benoit B. Mandelbrot – The Fractal Geometry of Nature 1982 – Premio Nobel per la scoperta del Frattale). Come scrive Mandelbrot, il frattale è una risposta all’inadeguatezza della geometria classica (detta euclidea), nel descrivere la natura. “Va bene – mi direte voi – ma che cosa c’entra il frattale con l’amore?”.

C’entra, ma dobbiamo capire come funziona un frattale e come si manifesta. La bellissima figura che accompagna l’articolo è un frattale. Come spiego nel mio libro, “i frattali sono figure geometriche in cui un motivo identico si ripete all’infinito su scala sempre più ridotta. La formula matematica del frattale fa sì che, diversamente da quello che accade in una figura geometrica euclidea, se si ingrandisce la figura, i suoi particolari aumentano. Man mano che la figura aumenta, i dettagli si ripetono all’infinito, sempre uguali, ma in diverse proporzioni, arricchendo continuamente l’immagine e riempiendo così il nuovo spazio. Un frattale è quindi l’insieme di un numero di parti che, ingrandite di un certo fattore, riproducono sempre lo stesso insieme, come copie di sé stesse, a scale differenti. Essendo irregolare, non è misurabile in modo definito, poiché la sua lunghezza dipende strettamente dal numero di volte in cui l’unità iniziale si ripete. Per questo un frattale esce dalle regole della geometria classica o euclidea.
Perché ci interessa? L’insegnamento del frattale è evidente. Spesso agiamo nei confronti della realtà in modo rigido e schematico, pretendendo di riportare le nostre esperienze e la vita intera a rigidi schemi, a conclusioni aride e semplificate che non tengono conto della complessità del percorso che ha causato l’infinito ripetersi di uno stesso principio, in noi e fuori di noi. Pretendiamo di far entrare la vita e noi stessi, nell’idea schematica e riduttiva che abbiamo della vita e di noi stessi. Quando facciamo così, trattiamo la vita come se fosse una figura geometrica classica e avviene che l’immagine del vero perda di definizione e noi andiamo in confusione! È come se volessimo ridurre una nuvola a una sfera, una montagna a un cono, l’irregolarità di una costa a una serie di cerchi. Quando nei rapporti diciamo che una persona è in un modo, piuttosto che in un altro, la giudichiamo e chiudendola in uno schema, non la vediamo più chiaramente. Il frattale ci insegna che, se veramente vogliamo vedere la realtà com’è, dobbiamo andare a cogliere il principio iniziale, una forma che sta ben oltre ciò che appare ora, anche se è composta proprio da un suo ripetersi. L’insegnamento del frattale è quello di andare all’essenza delle cose, la particella originaria”.

Ora Immaginate di essere noi stessi dei frattali, piuttosto complessi, formati da minuscole cellule, a loro volta, formate da molecole, atomi e infine particelle di energia luminosa. Se quello che fa scoccare la scintilla della vita è l’amore, è come se noi fossimo parte di un enorme frattale la cui unità fondamentale è l’amore, fatti d’amore e in evoluzione verso l’armonia globale, che consiste nel portare a tutto il frattale, la consapevolezza di essere composti d’amore. Ci siamo arrivati! Immaginiamo che tutta la vita sia un enorme frattale, generato dall’amore, il cui costante ripetersi, forma geometrie che a volte sembrano molto diverse dall’amore.

“Durante lo sviluppo dell’Essere individuale, finché la coscienza del singolo non è pronta, la legge che regola il frattale, si esprime a livello di collettivo o macrocosmo. Per questo può sembrare che l’equilibrio sia mantenuto anche a spese del singolo individuo. Man mano che il singolo individuo evolve, sviluppando la coscienza di sé, diventa in grado di interagire con il sistema che lo contiene, in modo armonico” (Dei In-Consapevoli ed. Pleiadera 2014).

“Stai sognando – direte voi – il mondo non sembra per niente fatto d’amore! Guarda cosa succede!” Capisco il vostro appunto, sembra proprio che viviamo immersi in un sistema basato sul bisogno e sulla paura più che sulla fiducia e l’amore. Sembra che i valori di fiducia e amore siano considerati utopistici e quasi non applicabili alla vita di ogni giorno. Quando si è innamorati o si parla di filosofia, l’amore è possibile, ma quando arriviamo alla materia, sembra scomparire, per non parlare di quando abbiamo a che fare con i soldi.
Forse, la nostra sfida più grande è proprio il ricordo di noi stessi, della nostra natura più profonda, dell’unità-amore di cui siamo fatti e di cui è fatto l’intero frattale. Riuscire a tenere in sé l’immagine di questa unità, portarla a fare la spesa, metterla in relazione con il vicino di casa e il collega o, ancor peggio, lo sconosciuto, è incarnare l’amore, riportando a noi l’immagine dell’intera realtà, come un frattale d’amore.

Perché ci sembra un’impresa tanto immane? Perché l’unità fondamentale d’amore non è partito consapevole di ciò che è, e il viaggio dall’essenza alla coscienza crea complesse geometrie, strade tortuose, soprattutto quando avvertiamo l’amore come mancanza, facendo esperienza della paura di essere sé stessi e del bisogno di un’autorità esterna. Il non fidarci di noi come unità d’amore, contribuisce a creare un sistema in cui c’è costantemente bisogno di un ente esterno che dica: ‘tu vai bene’, e dica agli altri che noi andiamo bene.

Se non abbiamo in noi il ricordo dell’amore, è come se non avessimo una bussola forte, perdiamo il senso dell’orientamento, dando, risorse e fiducia a parti del frattale che, non comprendendo l’unità comune dell’amore, ma cogliendo il senso di mancanza d’amore e di consapevolezza di esso, la paura e il bisogno generale, cercano di colmare questo vuoto, ponendosi come autorità, nel nostro cammino tra l’essenza e la coscienza. Ecco che nascono gli intermediari: sacerdoti, istituzioni, enti certificatori, complessi apparati di approvazione, di fronte ai quali rischiamo di sviluppare una sudditanza.
Possiamo comprendere che l’unità amore pulsa in ognuno di noi, da sempre. Fidandoci di questa unità ‘divina’ in noi, e della sua vocina, giungiamo a scoprire la legge dell’armonia direttamente, da dentro. Se è vero che ci possono essere figure del frattale che hanno fatto più evoluzioni di noi, possiamo certamente accettare una guida, un conforto, un aiuto… ma questo deve essere finalizzato alla riconquista di noi stessi e non al sostituire la nostra autorità interiore con una esterna. Il frattale si muove con noi perché obbedisce alla legge di cui noi stessi siamo fatti. Qualunque cosa pensiamo avremo ragione, ma se pensiamo di essere inadeguati, o non all’altezza, o crediamo di dover pagare un tributo per essere ammessi a una realtà che si dice più legittima della realtà stessa, più vera della verità che ci batte nel cuore, ciò può essere molto pericoloso e allungare in eterno il percorso per giungere dall’essenza alla coscienza.

Per riportare il discorso un po’ più nel concreto, faccio un esempio con un fenomeno che si sta verificando nel mondo olistico. Vediamo sorgere istituzioni ed enti certificatori che, a fronte di una cospicua somma di denaro e un esamuccio (come il 50% di un test a scelte multiple), forniscono un’idoneità, una certificazione riconosciuta a livello europeo, che dia il permesso di esercitare la propria bio-disciplina o metodo. Comprendo che la mancanza di connessione in ciò che siamo, ci distacchi dall’intuizione al punto che chi intraprende un percorso olistico non sia riconosciuto. Ma questo è solo finché non riconosce sé stesso. Difatti il frattale, riflettendo sé stesso, si specchia in continuazione nell’intero e, man mano che la singola unità diventa cosciente di sé, l’intero lo riconosce.
Prima che molte bio-discipline arrivassero in occidente, oltre al rapporto allievo-maestro, c’è sempre stata la sacra regola che sei tu, che sai quando sei pronto per insegnare, perché è l’energia stessa che ti guida. Un’energia che appartiene alla natura stessa del frattale, cosciente di sé. Nel taoismo era il Chi, a darti il permesso e tu lo sentivi da dentro. Questo conservava l’umiltà e la comprensione che ci fa ammettere quando non siamo pronti, senza per questo perdere autostima.

Nelle complesse geometrie del frattale di cui oggi facciamo parte, l’unità fondamentale, amore, sembra essere sostituita con un’altra unità: il denaro. Certamente anche il denaro, come tutto ciò che esiste, è un’espressione dell’amore ma se lo confondiamo con l’unità originaria, confondiamo il mezzo con il fine.
Ognuno, di fronte a certe scelte, ha la facoltà e la responsabilità di agire secondo la propria coscienza profonda. Il modo migliore per farlo, il più semplice e il più antico, è dedicare del tempo a respirare, svuotare la mente ed ascoltare il proprio cuore.
Il proprio “tum tum” è il ritmo migliore a cui ognuno di noi possa andare.


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